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Diritto di recesso negli Outlet

SpacciOutlet.it ha ricevuto molte richieste di informazioni circa il diritto di recesso e come e se tale diritto possa essere applicato agli outlet ed agli spacci aziendali.

Tendiamo di chiarire la questione.

Con il termine diritto di recesso si intende normalmente la facoltà di una delle due parti stipulanti un contratto di scioglierlo unilateralmente senza incorrere in penali. La direttiva europea 97/7/CE del 20 maggio 97 che regolamenta tale diritto nel’ambito degli acquisti di beni, è stata recepita dalla legislazione italiana mediante dal D. lgsl. 190 del 2005.

In sostanza secondo la legge italiana colui che acquista un bene, un servizio o un abbonamento, senza avere la possibilità di prendere visione direttamente di quello che acquisto, ha il diritto di poter recedere il contratto (quindi di esercitare il diritto di recesso) entro 7 giorni dalla consegna del bene. Tale diritto si applica senza la necessità, da parte dell’acquirente, di motivare la sua scelta. Il venditore è legalmente costretto a rimborsare pienamente l’acquirente.

Il diritto di recesso è quindi una grande arma nelle mani del consumatore, ma va osservato che si applica solo agli acquisti effettuati fuori da esercizio commerciale ordinario (quindi online o per via telefonica) ma non per gli acquisti effettuati in un normale punto vendita nel quale sia stato possibile prendere visione della merce acquistata prima di effettuare il pagamento.

Secondo la legislazione italiana gli Outlet e gli spacci aziendali (a meno che non siano online) sono, sotto tutti punti di vista, dei normali punti vendita e quindi l’acquirente non ha il diritto di pretendere di poter restituire la merce acquistata dopo l’emissione dello scontrino.

Attenzione… “l’acquirente non ha il diritto di pretendere” non significa che il negoziante non possa comunque decidere di prendere la merce indietro. E’ buona norma, ma non un obbligo, che il punto vendita ritiri il prodotto dando in cambio, al posto del denaro, un buono da poter spendere presso lo stesso punto vendita. E’ ovvio che la merce tornata deve essere nella sua confezione originale, non deve essere usata ne fallata e deve essere accompagnata dallo scontrino.

Anche per gli spacci aziendali che, in alcuni casi propongono merce difettosa, vale lo stesso concetto a patto che l’acquirente venga adeguatamente informato sui difetti presenti, ne prenda visione e decida comunque ugualmente di acquistare il prodotto.

 


Un commento

  1. Non mi è chiaro se il negozio è online con un suo sito è condizione sufficiente x poter esercitare il diritto di recesso, anche se ho comprato andando fisicamente in negozio?

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